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L’offtopic della domenica-…UN BEL DONO AL BIMBO SAGGIO, AL CATTIVO UN CARBONCINO

December 23rd, 2007 by fallingautumnlinks

Il mio off-topic stavolta è sul Natale, tanto scontato quanto dovuto. Tra una pubblicità del panettone e una del pandoro, mancano ormai pochi giorni. Non è mia intenzione sproloquiare sul senso di questa festa (la religiosità la lascio a ognuno di voi), fare moralismi sul consumismo e sulla gente che si ricorda di andare a messa una volta l’anno…sarei pesante e cattiva e sinceramente a mezzanotte e quarantatré non ho proprio voglia. Voglio arrivare da un’altra parte. Ricordo quand’ero bambina, quando, all’epoca delle elementari, dovevo recitare la letterina con tanto di fronzoli e brillantini all’ora di pranzo. Mio padre doveva trovarla falso casualmente sotto il piatto e fingersi sorpreso della clamorosa scoperta (ma in realtà lo sapevamo tutti, me compresa, che era una sceneggiata) e poi mi toccavano i cinque minuti più imbarazzanti dell’anno dove ero al centro dell’attenzione per la recita della poesia. Che vergogna…non vedevo l’ora di superare la traumatica fase dell’applauso finale di tutti i parenti e di passare ai cannelloni!! Poi sempre la stessa formula…ubbidienza a mamma e papà, salute, pace e cibo a tutti i bambini del mondo…che poi mi chiedevo sempre perché solo ai bambini…le maestre non mi rispondevano o mi mettevano a tacere con quattro cavolate e io ci rimanevo male, così passavo all’elaborazione del lavoretto che dovevo portare orgogliosamente a casa ed esporre altrettanto orgogliosamente da qualche parte come fosse un cimelio della Prima Guerra Mondiale. Oh, me ne ricordassi uno…comunque il centrotavola con tanto di base in legno lucidata (che dovevi rimediare da solo, a volte anche scomodando l’esercito) con tanto di pigne, pungitopo e candela rossa credo che non sia mancata…anzi, ora che ci penso, l’ho fatto proprio. Chissà a quanti di voi saranno capitate queste cose…però…quanti ricordi! Che i lavoretti siano stati trash o meno e le letterine banali e identiche ogni anno, non fa alcuna differenza. Quando sei piccolo il Natale lo senti di più, sei proprio felice e respiri un’atmosfera distesa. Sarà il mito di Babbo Natale, quello della Befana…boh…tante volte mi sono chiesta il perché di questa cosa, ma una risposta sensata e definitiva non me la sono mai data. È come se poi si perdesse la capacità di sognare, di credere che tutto può essere più bello. Ecco, i bambini non conoscono rassegnazione, non hanno il senso del realismo. E così cresci col mito che a Natale è tutto più rosa (o rosso, dipende dai punti di vista). Poi, un giorno, la svolta: Babbo Natale non esiste, è solo tuo padre che per l’occasione è ingrassato magicamente di venti chili, e la Befana non è altro che l’alter ego di tua nonna, con l’unica differenza che se tua nonna provasse a buttarsi dalla finestra a cavallo di una scopa farebbe una finaccia. Che brutta verità: ricordo che mia madre mi svelò tutta la montatura mentre faceva credo la pasta…che gelo! Ero troppo piccola e innamorata del fantastico per smettere di credere ai vecchietti benefattori tanto che obbligavo i miei a farmi la calza lo stesso e a farmela trovare proprio dove l’avrebbe lasciata la Befana. E qui entra in gioco la sorella minore. In quei momenti non sai che succede dentro di te: da una parte sei contenta che tu sai, perché sei grande, partecipi al mondo degli adulti (soprattutto quando tua madre ti manda dalla vicina di casa che ha il camino per farti dare cenere e carbone per tua sorella…lì godi proprio!) ma dall’altra, scusatemi il colloquialismo, rosichi. Perché a lei ancora non è stato tolto Babbo Natale e la Befana ancora le incute un po’ di timore. Ti senti parte di una menzogna perché lei è contenta dei regali mentre tu fingi di stupirti del carbone (lo stesso che hai preso dalla famosa vicina per tua sorella, ma che tua madre ha accuratamente diviso se no sembra brutto). Se avessimo avuto vent’anni di differenza, la cosa non mi sarebbe pesata, ma quando sei piccola pure tu e sei appena venuta a conoscenza della realtà dei fatti, non c’è niente da fare. Ti girano proprio!! Non so se sono riuscita a comunicarvi la sensazione che sentivo dentro, il senso che hanno questi ricordi infantili.

La magia…ecco, il mio augurio per tutti voi, e me lo auguro anche da sola, è di riuscire a creare e rintracciare sempre, per ogni occasione, per ogni gesto particolare, quel senso di magia che hanno i bambini. Io ci provo, e devo dirvi che qualche volta ci riesco pure. È bello.

Buon Natale a tutti!!

Ad maiora

Ch.rdn

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L’offtopic della domenica-ATTENTO! DI LÀ ! SPARA! PORCA PUTTANA, HO PERSO…

November 25th, 2007 by fallingautumnlinks

Combattere… Era l’unica cosa di cui fossi veramente capace…
Ma almeno io ho sempre combattuto per quello in cui credevo…
(Metal Gear Solid)

 

 

metal gear

 

 

Quanti di voi ogni giorno si divertono davanti ai videogiochi? Tanti…sicuramente tantissimi…Io, invece, non ci capisco una mazza. Non ne conosco nemmeno uno…visti sì, pochi, ma giocato in prima persona mai…una volta o due forse…ma anni fa, quindi vi lascio immaginare! Il perché di questo post allora vi chiederete…avete ragione. Ve lo spiego subito. Ultimamente, causa frequentazioni di persone appassionate a questo mondo, ho sentito parlare spesso di videogiochi, talmente spesso che alla fine mi sono incuriosita e ho aperto il mio cervello a delle considerazioni a riguardo. Considerazioni easy e per nulla brillanti, me ne rendo conto. Considerazioni di una profana. Credo, e ve la sparo così, senza mezzi termini, che il videogioco possa tranquillamente essere considerata una forma d’arte. In fondo l’arte richiede l’espressione del genio e della creatività umana. Per creare un videogioco occorre fantasia, intuito, talento, cultura, tecnica e capacità di realizzazione pratica…inventare una storia e far muovere al suo interno una molteplicità di personaggi, umani o no, curare i dettagli che rendono il prodotto unico e di classe…ci vuole ingegno. Non solo. Per piazzare sul mercato un prodotto vincente occorrono ricerche sociologiche…va tenuto presente il gusto del pubblico, le sue attitudini, occorre valutare perfettamente le mosse vincenti. Mi è capitato di vedere qualcosa…quei colori, quelle figure così accattivanti, quella libertà che solo giocando ti puoi prendere…nel momento in cui giochi, puoi fingerti un eroe, puoi essere contento per il suo/tuo operato, puoi incazzarti se fallisci…insomma, stimola partecipazione emotiva, coinvolgimento emozionale. Anche un semplice idraulico di nome Mario può diventare un personaggio d’eccezione. Ci sono videogiochi che contengono citazioni di qualsiasi tipo, da quelle cinematografiche a quelle mitologiche passando per quelle storiche e via discorrendo. Beh, se sono ben fatti è un modo alternativo, sicuramente più divertente, di imparare qualcosa di prettamente scolastico. Entro dei limiti, ma è pur sempre qualcosa! Sono sicura che se ne possono dire tante sul mondo virtuale, nel bene e nel male. Sì, perché, come spesso accade, da uno sfizio diventa un’esigenza, da semplice gioco diventa proiezione della vita reale, finché le persone non si ammalano. Mentalmente, socialmente. Chiudersi dentro casa, dimenticarsi del resto, dimenticare i propri doveri e tralasciare una vita sociale per rimanere incollati al pc, è sintomo, a mio parere, di un grosso disagio. Ti rompi talmente tanto le palle che non c’è niente di meglio di una missione da risolvere? Giocare sì, divertirsi è fondamentale e il videogioco è uno dei modi possibili. Ma giocare…
Credo che Calvino sarebbe stato un ottimo ideatore di videogiochi.

Ad maiora
Ch.rdn

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L’offtopic della domenica-…E IL NAUFRAGAR M’È DOLCE IN QUESTO MARE

November 4th, 2007 by fallingautumnlinks

Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino:
noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana.
E la razza umana è piena di passione.
Medicina, legge, economia, ingegneria…sono nobili professioni,
necessarie al nostro sostentamento.
Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore,
sono queste le cose che ci tengono in vita.
(Da L’attimo fuggente)

Lo so, in questo blog, tecnico e settoriale, quando partecipo, rappresento la voce fuori dal coro. Consapevolmente. Un po’ perché in questo mare di informatica ci vuole qualcosa che svaghi e un po’, e questa è la motivazione principale, perché è nella mia natura parlare di certe cose e, purtroppo, capire poco o niente di altre. Lo so, è un limite.

ATTIMOFUGGENTE

Il pezzo sopra riportato è tratto da uno dei più bei film che la cinematografia abbia potuto partorire. Il perché di questa scelta? Visto che Falling in questo periodo vi scrive della sua vita universitaria e delle sue esperienze più o meno piacevoli in campo informatico, io mi attengo, per questa volta, allo stesso filone, ma da un punto di vista differente.
Un po’ di tempo fa, dovendo rispondere a una di quelle pseudocatene che ti arrivano per posta, alla domanda “Quale libro vorresti aver scritto?”, rimasi a pensare per qualche minuto…bella domanda. Troppi, veramente troppi i capolavori della letteratura mondiale. Poi ho avuto l’illuminazione e senza dubbio risposi la Divina Commedia. Ma ci pensate… Non so esattamente perché vi racconto queste cose, forse la mia è solo voglia di comunicarvi quanto possa essere affascinante il mondo dell’arte, intesa nelle sue molteplici manifestazioni. Rimanere sconcertati di fronte a un quadro, costruirsi nella testa le immagini infernali dantesche, vivere la storia di Mattia Pascal insieme alla penna di Pirandello, naufragare insieme a Robinson Crusoe, vivere nella poetica notte di Dino Campana…è bellissimo scoprire come in certi prodotti della nostra e altrui cultura si possa svelare il genio umano, come le pulsioni e gli istinti di talenti naturali possano prendere eccellente forma scritta. La frase d’apertura si commenta da sé e fa capire quello che voglio dire meglio di qualsiasi mia parola. Io non voglio esprimermi sulla bellezza e sul fascino della scienza e della tecnologia, semplicemente perché non le conosco e quindi preferisco tacere. So solo che mi sento ispirata da un filone prettamente umanistico, so solo che le mie preferenze risiedono lì; certo è che sono consapevole di perdermi una grandissima fetta dello scibile umano e la cosa non fa certo piacere. So che il mio percorso di studi non mi porterà ad avere il superlavoro, e forse nemmeno un lavoro attinente…a diciannove anni ho fatto una scelta idealista e ne pagherò le conseguenze. È stupido non pensare per niente al futuro, è da incoscienti. Però di una cosa sono contenta: non ho mai tradito la mia natura e, nel bene e nel male, quello che sono lo devo anche alle scelte che ho fatto. Nella vita punto a essere una persona prima di diventare lavoratore. E forse, se c’è una cosa per la quale devo ringraziare il mio percorso, iniziato in un liceo classico e in via di definizione in una delle facoltà più sputtanate d’Italia (Lettere per capirci), è che ha cercato di forgiarmi una certa forma mentis. Se ci sia riuscito o meno non sta a me giudicarlo. Sicuramente sono una persona migliore rispetto ad anni fa, ma il percorso è ancora molto lungo e durerà tutta la vita.
Non volevo peccare di egocentrismo parlandovi di me. So che questo blog è seguito da un certo target di persone (o almeno lo immagino così) e il mio voleva solo essere un tentativo, probabilmente mal riuscito, di stuzzicare la vostra coscienza nei confronti di un campo ritenuto da molti noioso e, perché no, la vostra sensibilità di umanisti nascosti dietro lo schermo di un pc.
Ad maiora
Ch.rdn

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